APRILE 2004-GENNAIO 2005: “LA MOGLIE EBREA – ESTRATTI DA TERRORE E MISERIA DEL TERZO REICH” di Bertold Brecht,
debutto alla “Casa della Musica” di Parma
Con:
Monica Bolsi
Rocco Antonio Buccarello
Simonetta Checchia
Anton Luigi Gozzi
Fabrizio Croci (primo cast)
Paolo Rossini (secondo cast )
Francesco Mirabella
Valeria Venturi
Regia:
Pierpaolo Nizzola
Musica:
Marco Caronna
"La moglie ebrea" di Bertold Brecht venerdì 7 maggio alla Casa della Musica
Fra le tante opere teatrali che trattano la questione dell'antisemitismo, "La moglie ebrea" (tratta da "Terrore e Miseria del Terzo Reich", un'opera consistente di ventiquattro brevi atti unici uniti dal tema della denuncia contro i soprusi del nazismo), scritta da Bertold Brecht tra il 1938 e il 1941, durante il suo esilio in Danimarca, è un testo che fa riflettere, oltre che sull'enorme vergogna storica dello sterminio degli ebrei, su alcuni atteggiamenti ancora attuali nei confronti della diversità.
La storia è quella di di una donna ebrea, Judith Keith, moglie di un medico ariano, Fritz Keith, che si accinge ad abbandonare la propria casa e il proprio marito, onde evitargli danni in società e nel lavoro. Il testo di Brecht ci racconta come Judith, inizialmente, con una serie di telefonate, si preoccupi di organizzare la vita futura di Fritz, e di ricucire, con l'annuncio della sua partenza, gli eventuali strappi sociali da lui subiti.
E' la volta di una serie di monologhi, prove del discorso di addio a un marito immaginato, che svelano le mille sfumature tra rabbia e amore di una donna che subisce un così forte rifiuto della sua persona a causa dell'idea della razza.
Via via, i monologhi diventano sempre più amari ed accusatori nei confronti di Fritz, fino all'ultima prova in cui Judith avverte tutto ciò che accadrà di lì a breve.
La rabbia di una lucida analisi, compiuta da questo excursus di sfaccettati sfoghi ideali, si scontra poi con la realtà dell'addio a un marito vigliacco che lascia sua moglie fare i bagagli nella solitudine della decisione presa.
Fritz non ferma Judith né le propone di partire con lei, né ha un qualche moto di autentico dolore per la partenza ormai ineluttabile. Lascia che sia la paura di perdere quelle poche sicurezze sociali a trovare una soluzione, che non è poi la soluzione reale.
Un testo che fa pensare a certa codardia che acuisce barriere interpersonali e sociali, tipica non solo dell'epoca di cui il testo brechtiano parla, ma anche dell'epoca contemporanea, in cui (non parlo tuttavia di tutti, anche oggigiorno ci sono persone dal coraggio per fortuna esemplare) ci si chiude verso ogni tipo di diversità e ci si nega ai rapporti umani autentici, nascondo questa debolezza dietro diversi ruoli e schermi di computer.
La riflessione mi porta a ricordare ciò che scrisse sulla diversità Pasolini, nell'opera "Orgia": "... Ha diritto la Diversità a restare sempre uguale e sé stessa? A non essere altro, in tal caso, che verifica di scandalo? non deve, piuttosto, divenire altro scandalo? Cos'è insomma, la diversità - quando essa stessa non divenga diversa da sé - se non un puro termine di negazione della norma? E quindi parte della norma stessa? E, quel che importa, cosa deve fare chi è diverso? Negro, ebreo, mostro, cosa sei tenuto a fare? Ricostruire in te la realtà, rendendola nuovamente reale? Progredire anche tu, disobbedendo, insieme alle leggi della norma, anche alle leggi della Pazzia?
Oppure... devi invece accettarla - accettarla così come l'hai trovata? non hai altro da fare, diverso, che perderti, per così ritrovarti? Devi accettare l'odio razziale quasi questa accettazione fosse la ragione per cui sei al mondo. Se, privato di simpatia e di diritti umani, potrai così, fare santo te stesso e il mondo?..."
Ci si veste dei panni di Judith e di tutti coloro che subiscono accuse per ragioni di diversità e si trova l'universalità della condizione umana nelle tragedie che la colpiscono: la scelta della protagonista dell'atto unico brechtiano è partire.
In altro dramma, una moglie ebrea trovava la soluzione di suicidarsi: trattasi dell' "Alcesti di Samuele", opera scritta nel 1948 da Alberto Savinio.
"La moglie ebrea", insieme a "La croce col gesso", anch'essa tratta da "Terrore e Miseria del terzo Reich", è andata in scena il 7 maggio alle ore 21 alla Casa della Musica, ultimo spettacolo della rassegna "Donna: Parole per Dirlo", promossa dal Comune di Parma e dalla Compagnia Numeriprimi.
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presentazione powerpoint (.pps)
scena dello sguardo (file musicale, .wma)
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