DICEMBRE 2000: “IL MITO SI ADDICE AD ELETTRA”, lettura drammatizzata per l’Istituto di teatro dell’Università degli studi di Parma, a cura di Monica Bolsi e Francesca Zavaglia
Il progetto nasce con l’intento di ripercorrere il mito di Elettra nella letteratura teatrale dalle origini fino ai tempi più recenti. In collaborazione con il prof. Luigi Allegri, titolare della cattedra di storia del teatro, abbiamo ripercorso il mito di Elettra valutandone le diverse interpretazioni alla luce del momento storico in cui è stato rivisitato. Tre in particolare sono state le opere prese in esame: dall’Elettra di Euripide a quella di Von Hoffmannstahl, a “Il lutto si addice ad Elettra” di O’Neill.
L’esito è stata una lettura che si è tenuta presso le aule universitarie su una drammaturgia originale riscritta a partire dalle fonti.
DICEMBRE 2001: “PROCESSO A FEDRA”, lettura drammatizzata per l’Istituto di teatro dell’Università degli studi di Parma, a cura di Paola Pedrazzini
Il progetto nasce come esito di un percorso di studio che la dottoressa P. Pedrazzini ha condotto sul mito di Fedra, ripercorrendo le varie interpretazioni che gli autori ne hanno dato dalle origini fino ai giorni nostri.
Da Euripide a Seneca, da Racine a D’Annunzio la riscrittura che è stata fatta si pone come esito provvisorio di un vasto studio documentato in una tesi che ha meritato la pubblicazione.
DICEMBRE 2002: “DON GIOVANNI, IO MI FINGO….”, lettura drammatizzata per l’Istituto di teatro dell’Università degli studi di Parma, a cura di Monica Bolsi
Terzo studio monografico condotto dalla compagnia Numeriprimi in collaborazione con l’istituto di teatro dell’università, Don Giovanni si presenta, in questa lettura, come la suprema finzione...metafora stessa del teatro, dell’arte dell’attore. Marito, amante, innamorato, religioso...
Don Giovanni si spoglia e si riveste, si traveste continuamente e si mostra come noi lo vogliamo vedere, vittima della sua stessa seduzione, di quella necessità di “condurre tutto a sé” , di consumare voracemente ogni pasto prima che gli diventi indigesto.
Perseguitato e condannato come seduttore “sciupafemmine”, Don Giovanni decide di interpretare il suo ultimo ruolo: quello del giusto. Sceglie coscientemente l’ipocrisia, unica “virtù” che gli permetterà di continuare a essere sé stesso; sceglie cioè l’arte della finzione, del teatro, diventa attore per difendere la propria libertà.

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