Quando il teatro parla di donne: LA DONNA NELLA RESISTENZA


SETTEMBRE 2003“ LA DONNA NELLA RESISTENZA”
in collaborazione con la circoscrizione “Oltretorrente”, l’Istituto storico della Resistenza e l’associazione donne partigiane di Parma, 18 Settembre 2003 p.le Picelli.


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Foglio di sala
Note di regia
Il peso della storia sulle spalle di una ragazza

“LO SPETTACOLO E’ DEDICATO A MARIA BOCCHI E CHI COME LEI E’STATA PROTAGONISTA DI QUESTE ESPERIENZE”.

“NUMERIPRIMI IN PIAZZA CON LA RESISTENZA”

“….L’avevano spedita a Parma quelli del comando unificato militare…vigliacchi. mandare una donna ….noi del fascio ‘ste cose non le abbiamo mai fatte …le donne non la devono fare la guerra …la guerra è roba da uomini…le donne devono portare rispetto…ma quella lì…la Bruna…c’aveva la testa dura e le mani da contadina…A volte la picchiavamo per ore col bastone, coi cavi elettrici…non piangeva e non parlava e io le dicevo : parla che se parli poi ti lasciamo stare...se ci aiuti a prenderli…”
“La Donna nella Resistenza” questo è il titolo dello spettacolo che la compagnia Numeriprimi presenta mercoledì 2 giugno in occasione della festa della Repubblica in piazza Marconi a Lesignano Bagni.
Un evento che, basandosi sulle testimonianze orali dei veri protagonisti di quell’epoca, ci regala uno spaccato di vita in continua contaminazione tra pubblico e privato.
Le donne in questo contesto storico mutano per necessità il loro ruolo, gli uomini sono lontani e c’è una stretta esigenza di dare fondo a tutte le proprie risorse per salvarsi “…noi donne ci si arrangiava…Ce n’erano alcune che facevano le donne di servizio, poi facevano strani mestieri...alcune vendevano le scarpe e le calze a rate...”.
Ecco che alcune entrano a far parte della resistenza in modo del tutto casuale, senza una reale coscienza politica, vedendo nella lotta partigiana l’unica alternativa ad un sistema non condiviso e unico mezzo per realizzare “il mondo perfetto”.
“…io mi ero fatta tutta un’idea per un mondo perfetto, e quindi gli uomini che volevano fare i partigiani erano perfetti…”
Sono donne particolari queste nostre partigiane, donne per cui la guerra ha rappresentato un forte aumento di responsabilità e di compiti concreti che fino a quel momento erano stati soltanto territorio maschile.
La compagnia Numeriprimi ha cercato di ricreare, grazie anche all’aiuto di immagini, cori e testimonianze audio, quell’atmosfera densa di tensioni, paure e illusioni sposando l’onestà e la schiettezza che solo la testimonianza orale può offrirci.
Non si rischia perciò di precipitare in quella retorica spettacolare e politica già oltremodo usata ogniqualvolta si affronta oggi questo delicato e sentito momento storico.
Non solo ad eroi come Guido Picelli è dovuta la resistenza antifascista, ma anche a persone comuni con nomi spesso confusi o dimenticati, come quelli di donne che pistole non ne hanno mai viste ma che di divise rionali trasformate in abiti borghesi se ne intendevano “…perché i gruppi rionali fascisti davano le divise…ma mia mamma ci faceva saltar fuori una sottana o una camicetta e io ero sempre senza divisa…”.